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Io respiro, tu respiri - Innovazione a Scuola

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Tra gli ormai numerosi testi dedicati alle tecniche di scrittura, e in particolare alla scrittura creativa, un posto a sé stante occupa "Io respiro, tu respiri, noi ci ispiriamo. Note di meditazione e di didattica per bambini e adolescenti", Edizioni Appunti di Viaggio, Roma 1999 di Rita Bigi Falcinelli e Marzia Pileri: innanzitutto per le inattese prospettive che dischiude e sul piano della riflessione teorica e sul piano dell'operatività a quanti si occupino di educazione. E proprio dal concetto di "educazione" mi sembra ci si possa muovere per qualche breve nota a margine su questo libro di "meditazione e didattica": educare, come ricordano le stesse autrici, deriva dal latino exducere, "condurre", "portar fuori". Il rinvio etimologico è al movimento, al percorso da fare, al cammino da compiere: ad un processo, perennemente in divenire, e non ad un sistema, chiuso, statico, che si dà una volta per tutte.

L'educazione va dunque pensata e praticata - esperita - in termini dinamici, attivi, comunicativi e relazionali:   richiede   il doppio coinvolgimento del docente e del discente e la disponibilità di entrambi al cambiamento, esigendo dal primo "amore, missione e fede" (cfr. Edgar Morin Educare gli educatori, EdUP, Roma 1999), facendo del secondo un soggetto e un attore della prassi trasformatrice della trasmissione culturale, riconoscendo all'uno e all'altro una completezza d'individuo, una multidimensionalità sensoriale, percettiva, emotiva, affettiva, oltre che razionale, logica, intellettiva, cognitiva. In tale processo di mutazione, cambiamento e trasformazione centrale si rivela il ruolo dell'insegnante nella sua funzione originaria di "guida" in un percorso di crescita, ancor prima che di "custode" di un corpus di saperi e conoscenze: elemento di grande interesse, a maggior ragione in questa epoca di "didattica a distanza", di "comunicazione mediática", di annunciato tramonto delle figure magistrali. Quel che lo stesso Morin, "maestro del pensiero complesso", avverte come unica via possibile per un rinnovamento profondo del sapere e della cultura -l'amore per ciò che si insegna e per chi si insegna - sembra trovare eco nei numerosi riferimenti in tal senso presenti negli elaborati verbali e visuali degli alunni, che costituiscono parte cospicua e integrante del "manuale".

Due esercizi di visualizzazione appaiono in tal senso particolarmente significativi: "dentro il pozzo" (pp.159-163) e'Tespe-rienza del maestro" (pp. 163-167), volti a verificare il rapporto instauratosi tra l'insegnante e gli allievi durante gli anni di lavoro insieme. Nel primo di essi la professoressa Bigi viene definita "la persona con cui scoprire il mistero", la si immagina vestita di una "lunga veste bianca", "con in mano una candela", "sicura guida" nella discesa nel pozzo del sapere e nel cammino della conoscenza. Strada, cammino, percorso iniziatico che non si può compiere da soli: non a caso la tradizione orientale, a cui sovente si riferiscono le autrici (ancorché mediata da una rilettura in chiave attuale ad opera di studiosi quali Satyananda, Goldberg, Iyengar, Tilmann), accorda un'importanza primaria nella trasmissione culturale alla figura del maestro, che conduce l'adepto o l'allievo sulla via (altro simbolo ricorrente nell'immaginario non solo degli adolescenti: cfr. pag. 37) del perfezionamento, della conoscenza, della crescita morale e spirituale. Ciò conduce a rilevare un altro merito di queste note di meditazione e didattica, merito che piace sottolineare attraverso le parole di Mircea Eliade, uno dei massimi studiosi di orientalistica e storia delle religioni, fine tessitore di relazioni tra Oriente e Occidente, che così afferma in apertura del suo trattato dedicato allo Yoga (Lo Yoga. Immortalità e libertà Sansoni, Firenze 1995): "Sia chiaro: il mio non è certo un tentativo di invitare gli studiosi europei a praticare lo Yoga (cosa d'altronde ben più difficile di quanto lascino credere certi dilettanti) né di proporre alle varie discipline occidentali di applicare i metodi yoga o di adottare la loro ideologia. Un'altra prospettiva ci appare assai più feconda: studiare con la maggiore attenzione possibile i risultati ottenuti con tali metodi di esplorazione della psiche. Un'esperienza immemorabile sul comportamento umano in generale si offre ai ricercatori europei. Sarebbe per lo meno imprudente non trarne profitto." E tale appare l'operazione molto misurata condotta dalle autrici: un accostamento, che mai si trasforma in mera giustapposizione, tra elaborazioni teoriche di pensatori non occidentali e occidentali, legate dal filo rosso, comune, di un concetto unitario di essere umano. (E, in analogia con i percorsi proposti dal pre-testo Io respiro, sorge l'esigenza di rivisitare l'opera fondamentale di Eliade, suggerendone l'attenta lettura ad ogni educatore: mi riferisco in particolare ai capitoli sulle "tecniche dell'autonomia" - concentrazione, meditazione, respirazione-, alla concezione di condizionamento e di decondizionamento dell'uomo, alla libertà a cui ogni individuo può pervenire aprendo se stesso alla conoscenza di tutte le sue componenti, corporea, intellettuale, spirituale). In altri termini, l'operazione non facile tentata dalle due autrici - insegnante la Bigi Falcinelli, psicoterapeuta la Pileri - di conciliare teoria e pratica, di esporre tesi e documentare esperienze, di offrire spunti di riflessione ed esemplificare percorsi didattici può dirsi in buona misura riuscita: la stessa ricchezza dei riferimenti teorico-metodologici mutuati dalle più aperte correnti psicologiche, la stessa ampiezza delle testimonianze raccolte in anni d i ricerca sul campo presso scuole elementari e medie sono già di per sé indice di una visione complessa dell'educazione. Si è detto in precedenza "manuale": termine per nulla riduttivo ad indicare questo "diario di viaggio" che intende porsi come materiale di lavoro per chi, insegnante, formatore, animatore di circoli giovanili, educatore professionale, deve navigare il "mare della giovinezza" sempre "incontro a genti straniere" che a loro volta "faranno di lui uno straniero" in una condivisione di esperienze ancor prima che in una trasmissione di saperi: a conclusione della già citata "esperienza del maestro" (pag. 167) si legge infatti: "gli argomenti di cui ti sto...raccontando non possono essere determinati, così invece tu hai la possibilità di interpretare il contenuto, il messaggio. E se te ne renderai conto, allora sì avrai raggiunto un alto livello, ma non ti fermare lì o avrai perso TUTTO" ( ragazza, anni 12, classe 2°).

Un'ultima breve nota a proposito del titolo: a fine lettura l'impressione generale che si ricava è quella di improvvisi squarci pedagogici, di ritmi diversi di pensiero. Il respiro a cui il titolo allude può intendersi infatti come flusso comunicativo di voce emessa-parola pronunciata - segno grafico: un flusso vitale, un cerchio di interazione profonda, creatrice che circola tra docente e discente, tra discente e discente, la cui azione trasformatrice e - perché no? -guaritrice si esplica sul singolo e sulla collettività, come le poesie, i racconti, i disegni di bambini e adolescenti così suggestivamente testimoniano.

Angela Gregorini

 icon Innovazione Scuola - Io respiro, tu respiri, noi ci ispiriamo (3.36 MB)



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