Rita Bigi Falcinelli - Sito Personale

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Sotto una tazza capovolta

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Improvvisa é la morte del tuo sorriso 
quando ti volti è già il passato, tu eri come l'acqua della sorgente 
ch'esce dal monte e corre lieto al mare 
e non c'è forza che la può fermare 
tu eri come il fiore appena schiuso 
che guarda il cielo e non si può saziare. 
Sono in macchina 
il cielo e` bello, 
senza una nuvola 
il sole rispecchia sulla città. 
Ad un tratto la paura, una macchina 
priva di controllo piomba su di me. 
Confusione, rumori, voci di persone.... intorno a me.
Sento che qualcuno mi sta sollevando, ma i miei occhi, girano a vuoto e si chiudono in un buio doloroso.
Riaprendoli, mi trovo all'ospedale.
Un letto di sofferenza mi sta ospitando.
Sono un corpo senza possibilità di movimento, incosciente, inconsapevole della disgrazia accadutami.
Pian piano riacquisto conoscenza ed apro gli occhi; vedo, sono ancora mezzo addormentato, ma i ricordi mi riaffiorano alla mente:
A/14, tratto Ancona-Bologna, sono in viaggio di affari.
I miei ricordi finiscono nello schianto tenibile di lamiere contorte.
E dentro il mio corpo.....
La stanza è semivuota, c'è solo il comodino, un armadietto, un tavolo e un altro letto vuoto; una buona parte della stanza è occupata da fiori, pacchetti, biglietti. Tutti i miei amici hanno saputo dell'incidente.
Tutto ad un tratto una voce, che sa di dolore, pronuncia il mio nome. Le onde sonore si liberano in aria e colpiscono il mio timpano; io non reagisco, non posso reagire; vorrei gridare "Che c'e, che volete?" ma le parole non escono, un qualcosa le blocca, qualcosa che costringe le corde vocali ad un silenzio di tomba. L'unica cosa che posso fare è guardare il mio interlocutore: capelli brizzolati, barba bianca, occhiali spessi e indosso ha un camice bianco con un cartellino: sicuramente è un dottore.
Le sue parole hanno il sapore della condanna: il mio corpo è paralizzato, la mia prigione si chiama tetraplegia.
Io mi lascio andare in un pianto, in un pianto afono perché ho perso pure la voce.
Vorrei urlare, vorrei gridare al mondo tutto il mio dolore, ma il mio urlo, è
l'urlo del silenzio; vorrei muovermi, vorrei dare delle testate contro il
muro, ma non posso.
I giorni si preparano,
per essere urlati contro i muri,
straziati dal dolore,
non risponderò più a nessuno
se continuano a chiedermi com'è la vita.
Io sono la nullità
come una stella di giorno,
come un girasole di notte.
Intanto le voci volano.
Pochi muri,
pochi ostacoli per il vento,
anche i boschi,
per quanto fitti,
sono reti con
maglie larghe.
Ma io tutto questo....
non posso
Un miscuglio di emozioni sensazioni e pensieri si agita dentro di me. Inutile
nascondere i miei momenti di dolore.
Sono un uomo
imprigionato
in una carrozzella,
un uomo
a cui è stata negata
la cosa più bella:
la libertà.
Sono un uomo da etichettare
con una parola:
poverino!
Sono un uomo
che vive nel silenzio, sono un uomo solo.
La mia vita è tutta qui
su una carrozzella
e devo viverla
e non buttarla via
come un foglio stracciato
e come un vestito rovinato dal tempo.
Ho perso le gambe,
ho perso le braccia,
ho perso mezzo corpo,
ma non voglio perdere
la storia del mio presente.
I giorni trascorrono come l'acqua in una cascata ed io sono ancora qui, paralizzato in un letto a vedere la primavera scomparire in un caldo che si avvicina. Sta arrivando l'estate con spiagge piene e mari affollati. Tutto questo mondo sta andando avanti, ma io no, sono ancora qui. Io non invecchio, sembra, io sembro non vivere. In verità ora io sto vivendo una battaglia contro me stesso e contro la voglia di smettere di respirare. Il mio sogno è anche un piccolo fazzoletto di acqua in cui immergermi a guardare il mondo da un'altra altezza. Ma il mio mare, ora, è il mare del dolore.
Nel tempo immobile intanto, io respiro l'unico soffio vitale: la mia anima.
Una tomba silenziosa
e` la mia anima
che attende
con pazienza
il bacio del vento
e la carezza dell'erba.
Una pietra scolpita
e` la mia anima
dipinta di mille colori
più vivaci
dell'arcobaleno.
Una giornata di pioggia
la mia anima
che aspetta
goccia dopo goccia
fino ad arrivare al sole.
Nella solitudine intanto mi apro alla libertà del pensiero. "Una luce scialba penetra dalla finestra della stanza semivuota. Le pareti sono bianche, ornate solo da quadri astratti da cui fuoriescono dolore, amarezza. Un crocifisso antico, scurito dal tempo che passa inesorabile per tutti, sembra essere l'unica vita della stanza, una vita dolorosa e invece sacra.
Nella camera, spoglia e silenziosa, ci sono io che passo quasi inosservato, nascosto dalla mia immobilità. Seduto sulla sedia a rotelle ci sono io, il passaggio vivente dalla vita serena all'incubo.
Sono lì, accanto al tavolino, io eterno cuore perso nei ricordi del passato che scolpiscono lettere profonde nella lapide della mia anima, ancora pura. Solo, con gli occhi che riflettono quella notte, per quel maledetto incidente. Io non manco ad una festa, ad una seduta importante o solo ad una passeggiate per il centro, eppure sotto questa mia calotta di apparente felicità e gaiezza, nascondo un dolore lento a morire nel mio cuore. Ogni giorno, tra un'uscita e l'altra, sento forte nel cervello il ripetersi continuo delle parole del medico che mi annuncia le conseguenze provocate dall'incidente. Ma ogni giorno supero i momenti di dolore con una spinta alla sedia a rotelle verso la luce vera che mi trascina avanti di mese in mese, di anno in anno. E con la mia penna, mossa con fatica dalla mano strappata alla paralisi, annuncio al mondo i miei sentimenti di dolore e felicità che mi accompagnano. E' con quel movimento delicato della mano che io, anche se solo, riempio la stanza, le dono nuovo vigore, nuova giovinezza. Mentre scrivo, due lacrime si posano sull'ultima parola del mio nuovo verso pieno di verità: "dai miei occhi/ sgorga la tristezza/ mescolata alla mia eterna fanciullezza/". Ma i miei occhi non sono solo sentimenti tristi, ma anche di continua e perenne felicità, grazie alla quale la mia penna riesce a scrivere ancora bellissime frasi. Mentre mi apro al mondo con queste parole "io/ legato da catene/slego il mio cuore/ per conoscere/ una nuova felicità/ slego i miei occhi/ per vedere/ solo persone pure/ slego le mie mani/ per toccare oggetti irraggiungibili/ da me/ esce una luce/ che abbaglia/ che attraversa/ boschi, città/ senza mai tornare indietro/" sento che quella mia sedia a rotelle non mi trasporterà mai via dalla giovinezza del mio cuore, ma che mi immobilizzerà nella gaiezza che mi tiene compagnia durante la giornata. Io so, nei momenti in cui scrivo, che la felicità è nascosta dietro lo specchio, o dentro il vaso colmo di fiori, o sotto una tazza capovolta, e che quindi basta un attimo per scoprirla".
Ricoperto da una luce quasi incandescente, io
ammiro lo splendore della felicità
che in mille colori
dipinge la mia stanza.
Non più la solitudine che afferra, stringe e morde.
Oggi la mia vita è cambiata.
Ho cercato a lungo nel buio la felicità
ora è lì,
l'ho trovata
in un tiepido raggio di sole,
si è fermata
nel cielo stellato,
nella corolla di un fiore,
nelle nuvole vaganti.
Ora avanti a me c'è un libro aperto tutto da scoprire.
ACACIA Nicoletta,
BERRETTONI Marco,
CRISTIANI Alessandra,
MARINELLI Nicoletta,
PIETRONI Luigi,
"La Rondine" SPADONI M. Grazia
e la classe IIB Sc. Media "Donatello"


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