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Pubblicazioni degli Alunni

Polverigi: flash di primavera

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Flash di Primavera, Copertina

Kenneth Koch, critico letterario, docente universitario, poeta della generazione beat, arriva un giorno in Italia, entra in una scuola elementare, legge Leopardi, Cavalcanti, Petrarca e i bambini si mettono a scrivere poesie.

La cosa appare insolita, fa scalpore, i giornali ne parlano, una casa editrice è già pronta ad accogliere una tale esperienza didattica e lo stesso Koch, una sera del dicembre scorso, ne parla al Piccolo Teatro, a Milano.

A questo punto c'è da chiedersi: perché tutto questo? Per un metodo didattico che a qualcuno pare singolare o per il prestigio di un nome autorevole, per di più straniero? E certamente deve trattarsi di un riguardo riservato a Koch, perché la nostra scuola, benché tacciata, spesso e volentieri, di atipicità e dequalificata presso l'opinione pubblica nei ruoli e nelle funzioni, non è certo digiuna di esperienze simili. La differenza è che alunni ed insegnanti lavorano nel chiuso delle loro aule, in sordina, senza spettatori, addirittura lasciati "soli sul campo di battaglia".

Ed ha ragione Koch, quando dice che « scrivere poesie è una cosa naturale come ballare, cantare, disegnare, giocare con le parole, ricordare sentimenti perduti » e che « non occorre essere poeti per insegnare a fare poesie ». Per dimostrarlo cosa c'è di meglio se non ascoltare la viva voce dei ragazzi? A "parlare" sono gli alunni della scuola media di Polverigi (Ancona), tutti figli di agricoltori e di operai, che hanno risposto allo stimolo letterario offerto dalla scuola.

(continua...) 

icon Polverigi, Flash di primavera (5.28 MB) 

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La Scoperta del Fuoco.

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Sono qui che devo fare un compito: osservare una scheda, descriverla e inventare una storia.

Nella scheda vedo un uomo dell'età preistorica davanti a un fuoco acceso. Indossa una pelliccia di giaguaro, cucina un bisteccone e nel frattempo approfitta del fuoco per riscaldarsi, il cibo è sul cavalletto composto da due bastoni biforcuti in cima, su cui poggia lo spiedo con la carne. Dietro al cavernicolo c'è la sua clava e un piatto.

Ecco ho finito la descrizione e quindi posso passare alla storia, mentre, penso al racconto, mi sento, chiamare:

Cristiano, Cristiano! 

(continua...)

icon La scoperta del fuoco (1.24 MB) 

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Sotto una tazza capovolta

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Sotto una tazza capovolta, CopertinaImprovvisa é la morte del tuo sorriso
quando ti volti è già il passato, tu eri come l'acqua della sorgente
ch'esce dal monte e corre lieto al mare
e non c'è forza che la può fermare
tu eri come il fiore appena schiuso
che guarda il cielo e non si può saziare.
Sono in macchina
il cielo e` bello,
senza una nuvola
il sole rispecchia sulla città.
Ad un tratto la paura, una macchina
priva di controllo piomba su di me.
Confusione, rumori, voci di persone.... intorno a me.
Sento che qualcuno mi sta sollevando, ma i miei occhi, girano a vuoto e si chiudono in un buio doloroso.
Riaprendoli, mi trovo all'ospedale.

(continua...)

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La scuola adotta un monumento

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La scuola adotta Porta Santo Stefano

Il monumento

Porta Santo Stefano, costruzione in laterizio con coronamento in pietra d'Istria, è inserita nel sistema difensivo della cinta muraria ristrutturata e ampliata in epoca napoleonica, e rappresentava un importante ingresso, collegandosi all'interno con via S. Stefano e all'esterno con via Canale. Vi era installato il posto di controllo del Dazio.

Se si considera che dal XV-XVI secolo fino al XIX secolo la città ha mantenuto nel complesso la stessa cinta muraria senza subire particolari rivolgimenti che ne stravolgesse la fisionomia urbana, viene da pensare come sia stato possibile perdere, dal punto di vista architettonico, questa immagine di città-piazzaforte. Infatti, superata la strategia militare tradizionale basata sulle fortificazioni murate, le PORTE di Ancona non ebbero più ragione di esistere nemmeno come segno del tempo e vennero abbattute. Da qui nasce l'importanza storica oggi di PORTA S. STEFANO proprio come testimonianza ancora vivente che ci permette di ricordare e di ricostruire l'immagine della città antica

La porta vera e propria, quella che si apriva o chiudeva alla città, è in legno ed è quella originale. Ha resistito all'incuria del tempo e agli oltraggi dell'uomo e ci può ancora mostrare la porticina che serviva solo per il passaggio pedonale. Si trova in un evidente stato di abbandono, eppure è proprio questa porta che si è aperta al generale Wladyslaw Anders, quando il 18 luglio 1944, alla testa dei Fucilieri di Carpazia e delle truppe polacche  entrò in città segnando la fine della guerra.

L'attività svolta con le classi 3^ B e 1^ B erano volte a:

  •  radicare nel tessuto urbano della città un'epoca, quella del 1800;
  • rivalutare sotto il profilo storico il monumento;
  • conoscere Porta Santo Stefano come ponte di collegamento tra il passato, rappresentato da una struttura urbana fortificata, e il presente, caratterizzato dallo sviluppo urbano.
(continua...)
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Con gli occhi dei ragazzi

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Sono stati giorni che resteranno fermi nella memoria di noi adulti. Figuriamoci dei ragazzini, che hanno assistito nel breve volgere di qualche settimana a due avvenimenti - una guerra e una nevicata -così diversi, anzi così antitetici, e pure tanto legati all'immaginario collettivo. Così, quei giorni i nostri bambini li hanno vissuti con gli occhi spalancati, fra raffiche di telegiornali e immagini da war games, chiedendo che le loro paure venissero esorcizzate dalle parole consapevoli dei genitori, dallo sguardo tranquillo e dalla saggezza immaginosa di una insegnante, pronti a trasformare una storia vera in una favola di cartone, pitturata con le tempere e profumata di cioccolata.

E poi la neve. Anzi, un nevone, proprio come quello che tanto spesso noi genitori rievochiamo con una punta di esagerazione: c'è sempre, nell'aneddotica di noi adulti, un 'età in cui piccini piccini abbiamo attraversato la città per portare a termine una facile missione, che nella memoria assume i connotati dell'avventura pericolosa. Abbiamo tutti concluso il racconto, spalancando gli occhi: «La neve era alta così: mi ricordo che camminavo e mi arrivava alle ginocchia. Io ero ancora tanto piccolo... i fiocchi turbinavano, e io avanzavo nella tormenta... ».

Ah, l'epica spontanea e inevitabile dei ricordi infantili, come quelli che questi ragazzi racconteranno ai loro figli. Nessuno di noi può sapere veramente cosa abbiano provato in quei giorni fra gennaio e febbraio, giorni lunghi come anni.

Tanto più preziosi sono quindi questi brevi scritti, queste poesie che gli alunni della classe IIB della scuola media «Donatello», in visita qui al giornale, ci hanno lasciato con orgoglio e trepidazione. Ritrovati ora sui nostri tavoli, hanno la levità che nessun «pezzo» potrà mai avere, hanno la trasparenza che neppure la prosa più professionale può riconquistare. Ne traluce la voglia di costruire fantasie per distillare le paure.

(continua...) 

icon Con gli occhi dei ragazzi (9.34 MB)  

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Giochi stellari nella galassia della poesia

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Classe III^ B

a.s. 1985/86

In un cielo stellato lo rivedi
come un sogno lontano,
una stella
è l’unico ricordo
di quella sera
"Guardala fissa"
ti disse
"E ricordami
come il tuo pensiero più bello"
Ma la stella è caduta
"Alla scoperta della vita"
credevi e ne eri orgogliosa
ma ha trovato la morte:
un asteroide, un buco nero,
chissà, nell'infinità del Cielo!
Ma forse per te
é ancora vivo.
Lo rivedi
là a cavallo di una stella cometa
di un meteorite,
ma ora, dove va? .....
Sparisce nel pianto
di un sogno d'amore.

Claudio B. 

Mi ostino
a vivere in un sogno.
Le tenebre
mi attendono
e lì,
dietro quel muro
dove le fiamme
sciolgono la speranza,
il tempo mi insegue
nelle vie chiuse della mia pena.
Là dove io non riesco a camminare
il cuore batte a stento
e solo il sole
illumina la mia strada
piena di schegge.

Lucia B.

 
(continua...)
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