Me n'ero stata fino a quel momento tranquilla a crescere dentro al mio sacco amniotico, finché una smania insidiosa, che chiamano legge di natura, prese a spingermi per cercare la luce.
Cosa fosse poi questa luce non lo sapevo, ma l'ordine imposto, oltre che irrevocabile, non lasciava spazio a defezioni, pena la morte. Nemmeno della morte avevo un'idea chiara, ma di certo doveva trattarsi di qualche evento spiacevole nel quale mi sarei trovata coinvolta, se non mi davo da fare.
Così mi agitai, di malavoglia però, e presi a scivolare verso quella che doveva essere l'uscita per la vita. Trovai solo uno spiraglio ed io pesavo già i miei tre chili e mezzo.
Non ce la facevo a passare, però a vedere quello spillo di luce che filtrava illuminando il mio buio, m'incantai estasiata e intimorita. Fu allora che conobbi il desiderio, la forza, la rabbia della vita. Calciai, strinsi i pugni e con la testa premetti forte, più, più volte. Inutilmente.
(continua...)




