Rita Bigi Falcinelli - Sito Personale

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La Spastica

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Me n'ero stata fino a quel momento tranquilla a crescere dentro al mio sacco amniotico, finché una smania insidiosa, che chiamano legge di natura, prese a spingermi per cercare la luce.

Cosa fosse poi questa luce non lo sapevo, ma l'ordine imposto, oltre che irrevocabile, non lasciava spazio a defezioni, pena la morte. Nemmeno della morte avevo un'idea chiara, ma di certo doveva trattarsi di qualche evento spiacevole nel quale mi sarei trovata coinvolta, se non mi davo da fare.

Così mi agitai, di malavoglia però, e presi a scivolare verso quella che doveva essere l'uscita per la vita. Trovai solo uno spiraglio ed io pesavo già i miei tre chili e mezzo.

Non ce la facevo a passare, però a vedere quello spillo di luce che filtrava illuminando il mio buio, m'incantai estasiata e intimorita. Fu allora che conobbi il desiderio, la forza, la rabbia della vita. Calciai, strinsi i pugni e con la testa premetti forte, più, più volte. Inutilmente.

(continua...) 

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L'uomo orizzontale

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Si, sono l'uomo orizzontale. Vivo l'infinito della convalescenza rovesciato sulla barella a ruote. Goccio dolore da ogni poro. Scopro nella trappola del corpo immobile il privilegio della fissità totale. Cosi perdo anche il pensiero e svengo. Più e più volte al giorno.

"Fughe neurotiene" le chiama Serafino e durante la sue visite esibite all'insegna della casualità lascia sempre cadere qualche sentenza clinica "Hai perso la dimensione storica della vita!" "No. Ho perso le gambe. Ho perso mezzo corpo!" ribatto io. "È peggio", insiste "se perdi la storia del tuo presente" E per "storia" intende il divenire dei valori umani.

(continua...) 

icon Uomo orizzontale (8.5 MB) 

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Francine

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Certamente era un inverno anomalo. Mesi e mesi che il tempo stazionava sul bello. Un sole che si ostinava ad esibire la sua bellezza luminosa, un cielo stabilmente fermo sull'azzurro. Ogni tanto uno sfilaccio di nuvola s'alzava dietro le guglie dei monti in direzione nord-ovest ed allora tutti i valligiani a testa in su a scrutarne i movimenti, tutti a sperarne un ispessimento nevoso, tutti, una barriera di trepido silenzio, a esorcizzare la neve. Ma lo sfilaccio ben presto s'assottigliava, si stracciava in fumi che andavano a disegnare ghirigori bizzarri nella pagina aperta del cielo, per cancellarsi subito sotto una bava di vento. E i valligiani, delusi, a testa bassa ripercorrevano il quotidiano di una vita rallentata, ora che le stazioni climatiche giacevano deserte, ora che i campi da sci avrebbero meglio ospitato una distesa di grano con rosolacci e fiordalisi.

Intorno, l'aria era greve di attesa, un nodo che intrecciava il respiro di tutti, uno spasmo che bloccava ogni fremito di vita. Solo i gerani, dietro i vetri delle finestre, ridevano scarlatti a questo supplemento di primavera e le genziane nei prati già sollevavano la corolla campanulata in gare di colore con il cielo.

(continua...) 

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