Io respiro, tu respiri, noi ci ispiriamo
ovvero
note di meditazione e di didattica per bambini e adolescenti
Sono particolarmente felice di presentarvi questo nuovo libro delle Edizioni Appunti di Viaggio perché si tratta di un libro molto originale, veramente il frutto del "lavoro di una vita" della Prof. Rita A. Bigi Falcinelli di Ancona. Per moltissimi anni la Prof. Rita ha sperimentato, prima nelle scuole elementari e poi alle scuole medie, l'utilizzo della meditazione, delle visualizzazioni e della consapevolezza a fini didattici e di crescita dei suoi alunni. È un libro dalle enormi potenzialità perché può essere utilizzato sia dagli insegnanti che dagli animatori di gruppi giovanili, dai catechisti, dai genitori e da tutti coloro che hanno il compito di educare e guidare i giovani. Può infine essere utile a chi è interessato a contattare l'inconscio, anche solo per gioco. Credo che sia un libro unico nel suo genere, che ognuno dovrebbe avere in biblioteca, e che merita certamente un grande successo.
Al testo ha contribuito con un ottimo apporto teorico la nostra psicologa Marzia Pileri, dando una buona introduzione all'argomento e mettendo a punto gli aspetti psicologici dell'opera. Salvo imprevisti, sarà nelle librerie a fine febbraio.
Pasquale Chiaro
Prefazione
Il tema della meditazione è stato ampiamente divulgato nell'ultimo quarto di secolo, sia negli ambienti religiosi che in quelli profani. Sembra che qualche scintilla si stia accendendo sempre di più nella coscienza dell'uomo moderno per rivelargli in modo graduale la necessità assoluta della meditazione per poter integrare e vivere in pienezza l'esistenza umana, qualunque sia la religione o il grado di cultura che ognuno possiede.
Dell'essenzialità della meditazione, quale anello mancante nell'evoluzione umana, sono assolutamente convinto, perciò mi pare un errore collegare esclusivamente la meditazione al campo religioso. Forse uno dei casi più largamente diffuso ed accettato a livello scientifico sul valore di una meditazione non di tipo religioso, è la Meditazione Trascendentale e i suoi frutti nel campo dello sviluppo individuale e sociale. Anzi, la vera spiritualità dell'uomo e la sua espressione nel campo della religiosità acquisiscono più autenticità e pienezza con l'aiuto della meditazione. Perciò ritengo che un libro come questo sia un contributo di notevole valore per stimolare tutti quelli che accompagnano bambini e ragazzi nel campo della scuola, dell'educazione in famiglia, del catechismo e delle psicoterapie brevi.
Non si vedono spesso fra gli scaffali delle nostre librerie opere dedicate interamente all'insegnamento della meditazione ai ragazzi. Questo libro è perciò non comune, possiede inoltre il merito dell'originalità: senza le pretese di un trattato esauriente (sono note sull'educazione alla meditazione), offre al pubblico interessato una lettura divertente, abbondante in elementi visivi e di facile accesso a tutti, genitori compresi. La frequenza delle testimonianze prese fra i ragazzi di scuola elementare e media, che hanno sperimentato per primi i metodi qui esposti, danno al contenuto dell'opera il merito dell'attendibilità e dell'autenticità.
Testimonianze e immagini sfilano davanti agli occhi del lettore come messaggi caleidoscopici che trasmettono chiavi di percezione interiore, di creatività e di visione poetica che non possono non arricchire la vita interiore e lo sviluppo armonico dei ragazzi. In un flash sintetico quest'opera potrebbe essere descritta come una introduzione al gemellaggio tra gli emisferi destro e sinistro del cervello in crescita, senza lasciare nessuno dei due abbandonato in uno stato di non utilizzo o di sottosviluppo.
Presentazione
Una scuola che si interessi essenzialmente del "prodotto" finale elaborato dall'alunno o una scuola che ponga l'accento sui processi di produzione e sul soggetto dell'attività di produzione?
Una scuola ossessionata dall'oggettività del giudizio valutativo o una scuola che aspiri alla oggettivazione il più possibile reale delle sue intenzioni pedagogiche? (1). Questa opposizione di termini, pur non sempre consapevolmente percepita, mi sembra registrare, con sufficiente approssimazione al vero, le due principali tendenze del comportamento docente nella scuola oggi. Forse fra le due è minoritaria la posizione che pone al centro dell'attenzione l'alunno e la sua singolarità di persona rispetto alla posizione che privilegia un modello di trasmissione indifferenziata dei contenuti e giudica il grado di ricezione degli apprendimenti come risultato finale. Al contrario, il presente lavoro, frutto dell'impegno congiunto di Rita Bigi Falcinelli, insegnante di scuola media, e di Marzia Pileri psicoterapeuta, si colloca sul versante di una autentica pedagogia dell'ascolto, finalizzata al recupero e alla valorizzazione del ricco mondo interiore del ragazzo. Precondizione è la convinzione di una bontà innata di pensieri, esperienze, vissuti, dell'educando e che è compito dell'educatore portare alla luce.
Su questo terreno si sono incontrate le competenze psicoterapeutiche di Marzia Pileri e quelle didattiche di Rita Bigi Falcinelli che hanno prodotto un libro anomalo. Esso, infatti, si pone in una zona intermedia tra lo studio specialistico di psicologia dell'apprendimento (che difficilmente un insegnante leggerebbe) e una proposta didattica puramente operativa e ha quindi il merito di mettere in dialogo due mondi professionali, quello degli psicologi di professione e quello della scuola, che molto spesso non riescono a immettere in un circuito comune i benefici delle loro rispettive discipline nel superamento del disagio scolastico.
Ciò conferisce un valore aggiunto al presente libro che si avvale in modo organico di entrambe le competenze. Il movente profondo delle autrici è un credito di fiducia, la volontà di fidarsi delle potenzialità inespresse del ragazzo di oggi, questo sconosciuto, tanto vituperato per l'incomprensibilità dei suoi codici espressivi, così lontani da quelli familiari al mondo adulto che sono essenzialmente fondati sulla parola, scritta, letta e proclamata; i suoi, invece, si affidano a mezzi tecnici esterni per comunicare con chi condivide le medesime esperienze digitali, virtuali, in una triangolazione che frappone tra il comunicante e il ricevente il filtro dell'oggetto tecnologico.
Ebbene, la scommessa delle due autrici è riuscire a far emergere in superficie, a livello conscio, la ricchezza simbolica del proprio mondo interiore, che c'è ed è vasto e denso e desideroso di dirsi come testimoniano i numerosi e ricchi esempi di scritti, riportati nel libro, di quei ragazzi, con i quali è stato avviato il percorso didattico oggetto di descrizione del volume.
Il credere nei ragazzi, e nel loro essere depositari della bellezza, guida l'atteggiamento dell'insegnante, di sapiente attesa e di capacità di ascolto. In una società come la nostra, in cui è così diffusa l'incapacità di ascolto, in cui "la dimensione antropologica ed etica è espulsa e le domande postmateriali e transmateriali sono ignorate, dove le relazioni interpersonali non sono collocate all'interno di un orizzonte di significato, dove si preferisce dare al bisogno una risposta tecnica o scientifica piuttosto che etica e sapienziale, dove si opta per la cura e non per il prendersi cura, dove si dà voce alle necessità assistenziali e non a quelle esistenziali troppo spesso latenti, inedite, clandestine, dove al disagio esistenziale si cerca di rispondere con interventi sanitari piuttosto che educativi", (2) la disposizione educativa contenuta nel libro è sicuramente una voce in controtendenza. Tra l'altro, nell'ambito della stessa educazione scolastica, acquista una valenza ancora più preziosa perché mira a trasformare il significato impoverito dell'ascolto passivo, non ricettivo, che è il modello dominante nella comunicazione mass-mediale odierna, convertendolo ad un significato grandemente ampliato, di promozione umana di tutti e di ciascuno, attraverso "la disponibilità ad accogliere l'altro, ad accogliere il suo mondo e i suoi problemi", presupposta da un riconoscimento dei limiti della propria ragione e stima per l'altro (3). Questa accezione di ascolto allargata si apre ad una disposizione alla comprensione dell'alunno nella sua integrità di persona, dotata quindi di una pluralità di componenti (corporea, affettiva, cosciente e subconscia, spirituale) non riducibili alla sola componente intellettuale. La messa tra parentesi momentanea del primato del cognitivo, sulle altre componenti della personalità, è la grande intuizione metodologica sottesa al libro, una sfida per conseguire il successo scolastico anche di quegli alunni svantaggiati che ottengono scarsi risultati da metodi di conoscenza facenti appello a competenze puramente intellettuali. Con uno spirito educativo autenticamente democratico si confida nel loro potenziale d'apprendimento, e li si conduce progressivamente ad essere protagonisti del processo di recupero della loro creatività latente.
Una solida conoscenza dei principali studi condotti sull'intelligenza umana (Gardner, Dewey e altri) porta alla conclusione che, qualunque sia lo stile cognitivo privilegiato da un individuo, tutti gli uomini sono caratterizzati dalla intelligenza simbolica e, dunque, possono apprendere attraverso metodi simbolici. Il percorso didattico presentato punta a trovare "il punto di conciliazione tra inconscio e conscio, tra razionalità, fantasia e interiorità emotiva, promuovendo nell'allievo protagonista l'acquisizione di un nuovo modo di conoscere e rapportarsi alla realtà, quello appunto mediato dal simbolo" (p. 21 del libro).
Di seguito vengono quindi proposti degli esercizi volti a far acquisire progressivamente una consapevolezza della prppria dimensione corporea, (per es. educando a vivere il respiro, ossia sottraendolo all'ordinarietà del suo movimento automatico e ridonandogli la condizione di evento fondamentale alla base della vita, oppure educando all'ascolto del silenzio del proprio corpo, all'ascolto dei suoni, alla sensibilità tattile, alle sensazioni del gusto).
Grande spazio di applicazione trovano le tecniche del rilassamento e della visualizzazione nell'articolazione dei percorsi didattici.
La validità di queste esperienze, avvalorata tra l'altro dalle testimonianze degli scritti prodotti dai ragazzi coinvolti, risiede anche nel fatto che esse non rimangono documenti riusciti di un diverso modo di insegnamento o di bizzarre pratiche didattiche, ma dal fatto che tali esperienze vengono poi ricondotte e convertite ad una utilità sul piano cognitivo, perché comportano un arricchimento di conoscenze, concetti, competenze. In questo senso eloquenti appaiono i quadri riassuntivi che, per ogni esercizio, contengono le condizioni, le azioni, i pre-requisiti richiesti , le conoscenze e/o concetti che sono posti come obiettivi cognitivi da conseguire. Ciò dimostra che abilità logico-intellettuali le quali comunemente sono acquisite con difficoltà da una certa tipologia di alunni, diventano un traguardo facilmente raggiungibile se proposte con modalità didattiche conformi ai loro diversi stili cognitivi.
Un'altra chiave per avere accesso al mondo dei ragazzi è il lavoro sulle emozioni. Significativo è il titolo del capitolo "Con le emozioni imparo".
L'assunto è che la vita emotiva svolge un ruolo fondamentale sull'apprendimento e sull'intelligenza, agendo in modo negativo se nel rapporto affettività-intelligenza prevalgono sentimenti di paura, in modo positivo quando si è emotivamente in pace con se stessi.
Uno dei pre-requisiti fondamentali al successo scolastico diventa allora aiutare gli alunni a individuare le proprie paure, i propri limiti, ad esprimere i propri bisogni, ad accettarli imparando in questo modo a conoscere la propria identità.
Occorre cioè avviare una alfabetizzazione emozionale per aiutare l'intelligenza a riconoscere tutte le esperienze registrate nell'inconscio, specie quelle negative, per tenerle sotto controllo, ma senza reprimerle.
Preliminare a questa pratica è tuttavia un processo di alfabetizzazione dell'insegnante, che lo illumini sull'importanza di un'educazione delle emozioni.
Il discorso sembra farsi ancor più attuale se dalla finalità dell'apprendimento si sposta l'attenzione alla finalità di comprendere le dinamiche presenti nel gruppo classe e le forti pulsioni che spesso l'attraversano: pulsioni di aggressività, di rifiuto delle manifestazioni di diversità, di chiusura all'altro, atteggiamenti impermeabili al dialogo, che solo nei casi più eclatanti vengono alla ribalta della cronaca, ma sono probabilmente molto diffusi.
Davanti a queste nuove emergenze appaiono ancor più necessari interventi didattici che non prescindano da un interesse per la vita emotiva dell'alunno e della classe, ove, al contrario, sono necessarie strategie innovative che il presente libro ha il pregio di offrire, in forma strutturata, come coerente conseguenza di precisi presupposti scientifici ed educativi.
Note
(1)Cfr. Charles Hadji, La valutazione delle azioni educative, Brescia, 1995, La Scuola ed. p. 95.
(2)Bruno Rossi, Ascoltare leggere, Brescia, 1997 la Scuola ed. pp. 18-19.
(3)Idem, p. 44.
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