Rita Bigi Falcinelli - Sito Personale

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home Pubblicazioni Appunti di Viaggio Icona, Mistero di Luce, Istante di Eternità e di Grazia

Icona, Mistero di Luce, Istante di Eternità e di Grazia

E-mail Stampa

Icona della Trinità di Rublev

Davanti alla Trinità  di A. Rublev

Anno scolasico 84/85

I testi dicono che l'icona è un mistero teologico e aggiungono che contemplare l'icona significa lasciarsi trasformare dalla Grazia, di cui essa è portatrice. Nella contemplazione, che si realizza attraverso un gesto di abbandono interiore, il divino, evocato dall'icona, si svela all'occhio purificatore del cuore. ("se il tuo occhio è sano, il tuo corpo tutt'intero è luminoso", Vangelo di Luca).

Ma io non sapevo niente di icone e non sapevo niente di contemplazione. Ero solo un'insegnante di lettere con il pallino della poesia e dell'atto creativo, avevo da risolvere problemi di didattica e non mi interessavano i retroscena spirituali, i legami religiosi o gli assunti filosofici. E soprattutto non immaginavo che la Grazia agisse attraverso le mie lezioni laiche e andasse costruendo, con la complicità  della Poesia, la tramatura di quel silenzio che, orchestrando risonanze interiori, cesellava in forme plastiche umane il gesto di abbandono. Quello stesso che a distanza di anni avrei chiamato la postura dell'attenzione interiore, presupposto indispensabile a rendere percepibile e interiormente fruibile la poesia del non detto, cioè l'armonia che, facendosi vibrante al tacere della parola, testimonia la presenza di un quid benefico e radiante che solo successivamente e spementalmente avrei riconosciuto come la presenza del soffio, o pneuma. Una consapevolezza, questa, da cui in seguito sarebbero balenate alla mente le strane consegne dei temi della divergenza. Come era altrimenti possibile concepire titoli simili: "Di respiro in respiro nel ritmo della poesia", "Di respiro in respiro nel ritmo delle parole", "Di respiro in respiro nel ritmo del silenzio lasciato dalle parole"?

S. Paolo ci insegna che l'uomo possiede "tre dimensioni di coscienza, somatica, psichica, pneumatica, cioè del soffio o pneuma, e quest'ultima viene indicata come la dimensione spirituale, quella dell'io profondo, dominio della ricettività  e dell'ispirazione". Ecco, a me era successo di toccare con mano tale dimensione, pur essendo all'oscuro di tutto, il giorno in cui accettai con riluttanza di portare in classe l'immagine che riproduceva l'icona della Trinità  di Rublev, per sottoporla all'osservazione dei miei allievi, una classe di seconda media. Una proposta che avevo accolto solo per non deludere la calorosa insistenza di un'amica che conosceva sia il mio metodo di lavoro, sia l'intensità  espressiva dell'icona. Mi ero limitata al ruolo dell'osservatore incredulo e anche scettico. E giustificavo il mio operare come una stravaganza che mi concedevo per il gusto della sfida.

Laconica era stata la consegna data alla classe: "Guardate, ascoltate, scrivete". E intanto mi andavo domandando: "Che cosa mai possono 'ascoltare' dei neo, messi di fronte al mistero teologico rappresentato dall'icona?"

Il mio occhio impuro guardava indifferente l'immagine e non vedeva, i miei sensi non erano aperti alla percezione interiore, il cuore rimaneva estraneo, non penetrava le pieghe del mistero, e la mente, senza la possibilità di aggrapparsi ad appigli grossolani, scivolava nella noia.

Gli allievi invece scrivevano, erano in tensione, erano immersi, e andavano sperimentando quanto il filosofo Blondel dice: "Attraverso le cose che si vedono e non esistono arrivare a quelle che non si vedono e che esistono". A loro la parola non udita si faceva sentire, l'invisibile si andava svelando ai loro cuori resi silenziosi dal soffio della poesia. Liberi dalla dispersione e dalla frammentazione, raccolti nel loro centro interiore, si lasciavano semplicemente abitare dalla Grazia. E ciò che io temevo impossibile diventava semplice realtà.

A me sarebbero stati necessari altri anni di lavoro, di sfide e di ricerca prima di scoprire, sperimentalmente, non solo la matrice spirituale della poesia, ma anche la dimensione poetica del respiro, e ancora altri anni di lavoro prima di tradurre in termini di didattica la dinamica ascetica del respiro che diventa poesia e infine preghiera di contemplazione. Ora, a distanza di undici anni, a conclusione del lavoro, la Santa Trinità è tornata ad imporsi alla mia attenzione come a voler rivendicare i suoi diritti d'autore, chiamandomi a Mosca, alla galleria Tret'jakovskaja, per mostrarsi a me in tutto lo splendore che le mani di Andrej Kublev hanno saputo esprimere. Attraversava dal brivido della Grazia, potevo riconoscere in piena consapevolezza le tappe del Suo cammino.

Quanto detto non vuole essere il resoconto di una storia, ma una testimonianza e un omaggio alla Bellezza, che a lui si offre come una carezza di Dio.

Testi degli allievi

Nell'immensità del cielo
dell'estrema gloria
lo ricordano con il calice
che portò alla bocca.
Con rammarico dell'ignoranza
che fu la sua condanna.
Con rammarico della colpa
che fu la sua morte.
Ma ora
l'infinita luce di saggezza,
la conoscenza della vita,
la capacità divina
sono in Lui e
lui le ha date a voi.
Le aureole splendenti,
testimoni del sacrificio
della guida del mondo:
le ali bianche,
quasi impalpabili,
Simbolo di una vita
che non cesserà
mai,
Così
alla sua mensa
non sarà  solo
a ricordare la stupidità
degli uomini.

Massimo P.
cl. 2B a.s. 84/8S
Tempo: 8.4O - 9.22

Luce soffocata
di un ricordo impalpabile
quasi dimenticato.
Pane di dolore
e di tristezza
che trabocca e
quasi cade
da un calice ferito
da mille ricordi.
Fanciulli doloranti
con vesti stracciate
dal dolore,
che qua e là
cercano di fuggire
dalla morte,
una pozzanghera di sangue.
Una tavola
imbandita
solo di dolci speranze
si accende e si spegne
nella stanza nera e
marcia
di fanciulli ammalati.
Pettini di sterpaglie
si arrampicano sui muri
fuggiaschi dal pensiero
prosciugati dall'odio
della guerra.
Un paesagio
di vecchie case
implora aiuto e conforto
dalle vecchie sterpaglie
ch'ora si arrampicano
ch'ora si intrecciano
spruzzando veleno.
Piccola giostra
di bimbi felici
che giocano e
si divertono nel mondo
di mille colori.
Menti fresche,
serene,
che fruttano dolci parole
e dolci pensieri.
Ma tutto è solo un ricordo
portato dal vento che
ora si disperde
nel mondo buio e amaro.

Chiara M.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.33

 

Vicino a me
una finestra candida
bagnata
da gocce d'oro
e vetri
che riflettono l'eterno
e svestono l'ignoto.
Vorrei raggiungerla,
pochi passi
e poi
tutto è finito.
Nel mio cuore arido
un fiore crescerebbe,
la mia tristezza,
un canto stonato
diventerebbe una melodia
se quella finestra
raggiungessi.
Ma una sagoma nera
m'inghiottisce,
spettri e veli di buio
s'intrecciano
su di me,
Un getto di brivido
mi bagna,
continuo a lavorare
contro queste atroci sofferenze.
Là dietro
un'immagine sfocata dalla bellezza.
Un sole buono
illumina ali incantate
e aureole bianche.
Tre angeli
soffocati d'amore
coperti
da colori sbiaditi,
dividono il loro cibo,
la gioia.
Forse il mio arrivo non è là,
il futuro
mi preserva altro, chissà
un battello dimenticato,
per ora è tutto
un mistero senza volto.

Francesca N.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.56

 

Luce divina,
tu che ci
illumini
la mente
che ci fai scrutare
oltre le mura
del reale.
La chiave
della perfetta fusione
del corpo
all'anima.
Sono aperte le porte
sul segreto della vita
la vera vita
costruita sullo spirito.
E ci bagni
della tua saggezza,
ci purifichi
con il suo amore,
illumini la nostra strada
che
a volte
cela trappole mortali.
Ora i nostri occhi
vedono attraverso
l'infinito:
la nostra bocca
parla
con la lingua universale
dell'amore,
la nostra mente
è lo specchio della perfezione.
Sì, viene da te,
la vera vita.

Stefania T.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.33

Il mio cuore
batte,
io respiro
io vedo
ma io non vivo
mi sento estranea.
Una corona di fiori
mi tiene prigioniera
del mio desiderio.
Non riesco
a vedere la mia anima,
una luce
si fa viva in me.
Ma poco dopo il buio
ha la sua vendetta.
Cercare
di leggere nel buio
senza il lume
è una cosa difficile.
Cercare
la vita in un cuore
di marmo
è come scavare
in una grotta senza fine.

Federica B.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo 8.4O - 9.42

 

Lievi sospiri
animano il silenzio
di un'orribile realtà
che trafigge
anche il più piccolo soffio di vento,
Soli
due visi
con la disperazione
nel più profondo
degli occhi
gridano col pensiero
della loro sofferenza.
Il diavolo,
arma da fuoco
che mai smette di sparare,
ha distrutto
ancora una volta
la felicità.
Ed ora
lui
provocherà il risveglio
della divina indifferenza
del meriggio.
Un bacio,
mela avvelenata
minuscolo frammento di tempo
fine di una vita.


Lucia B.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.2O

 

Tra un nulla
e un dolce piacere
una luce opaca
apre una verità
senza fine
ma con un inizio;
la vita.


Steven L.
cl. 2B, a. s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.3O

Molte volte ho studiato il quadro
che ho dipinto,
il calice di tristezza che gorgoglia
l'abbaglio dell'aureola dorata
la chiesa che mi accoglie a braccia
aperte,
Ma la verità è al di là delle sbarre
che mi rinchiudono in una scialba
prigione,
l'infelicità domina su di me,
ho perso la gioia in un labirinto senza uscita,
l'oltretomba mi ha bussato alla porta
ma io non aprii
ebbi paura.


Fabio G.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.5O

 

Tutto tace.
Vedo tre santi seduti ad un tavolo
che osservano una coppa come se
fosse morta
per rimpiangerla.
Il loro cuore è un caldo focolare
che accoglie
chi vi si voglia fermare.
Le loro aureole, limpidi cristalli
di purezza,
Le loro anime
specchi della verità.
I loro sguardi
nel vuoto
scrutano l'infinito.
Scialba luce di un ricordo passato.


Giovanna C.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.4O

Vedo tre angeli, stanno parlando di vita,
E' giomo, la finestra si spalanca,
un vento freddo trafigge la città.
Io vorrei esser al posto degli angeli,
soffrire al loro posto,
La vita si fa più dura.
Ad un tratto compare vicino a me Gesù.
Come se non fosse accaduto nulla,
era scomparso.
io ebbi paura,
temetti gli imprevisti.
Un'immagine sdoppiata
mi rendeva così.
Cencioso passavo per la città, avevo freddo.
Alzando gli occhi
vidi gli angeli volare,
lasciando una scia di felicità.


Gabriele B.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.45

E ora son qui
a vedere questa immagine
ad aspettare i suoi messaggi
ma non arrivano, non rispondono
ai miei richiami
si ammassano nelle teste degli altri
e io mi sto sempre più allontanando,
sto cadendo nell'ignoranza
che mi trascina sempre più in giù
ormai ho perso la speranza, è la fine,
ma eccoli arrivare in mio soccorso
sembrano angeli, mi trascinano
su, sempre più in su
e con la loro dolcezza affogano
di messaggi e mi portano alla pari
degli altri.


Giulio G.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.51

-1-
Nell'alto dei cieli c'è sempre
qualcuno che ci guarda,
lassù tra le nuvole, tre angeli
osservano la terra e i suoi abitanti
come se fossero i nostri protettori,
e tutto questo ci conforta.
Anch'essi sotto l'occhio vegliante
di Dio vivono la loro vita
in serenità e pace con la speranza
che un giorno anche il nostro mondo
diventi come il loro.

-2-
Nell'azzurro dei cieli
tre angeli splendenti
occhieggiano intrepidi
sulla terra,
mare di malvagità,
e come per incanto
il fiume delle felicità
torna a scorrere
sulla terra.


Marco P.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo 8.4O - 1O.3O

L'anima del mondo
è in un calice,
la luce la illumina
ed essa trabocca di gocce dorate
che cadono
in un fondo di cristallo
pieno di flebili vite
sacrificate al divino.


Paolo M.
cl. 2B,  a.s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.45
Silenzio,
silenzio nell'attesa dell'uomo
che per noi
ha vinto la morte.

Paura,
paura di quel ricordo di croce
macchiato col sangue
della vita.

Speranza,
speranza nel ritorno
di un mondo migliore
e di quell'uomo
che un dì
spezzerà ancora il pane


Claudio B.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.2O
Amavano molto il silenzio
sono soli
hanno poco cibo
la sofferenza.

Vivono nell'immensità.

Due sono tristi
ci sono tre donne
che si prendono per mano
l'altro sembra Gesù
i due sono discepoli,
una casa abbandonata.

Dentro ad ognuno
di essi c'è la morte,
il pensiero, la tristezza,
capacità di vita.

Quello a sinistra
con i colori un po' diversi
è Gesù che parla ai discepoli
la loro testa è illuminata
hanno delle ali,
stanno seduti su un banchetto
hanno i piedi nudi
hanno un bastoncino in mano,
la loro vita si è consumata
cioè finirà e ci sono
gocce d'oro.


Cristina F.
cl. 2B, a.s. 84/85
Tempo: 8.4O - 9.5O
 

Rita Bigi Falcinelli

icon APPUNTI DI VIAGGIO - ICONA MISTERO DI LUCE (12.72 MB)



Aggiungi questa pagina al tuo Social Network preferito
Commenti
Cerca
Solo gli utenti registrati possono inviare commenti!

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 

Newsletter

Iscriviti per ricevere le ultime novita` sulle attivita` di Rita
Nome:
Email:

Login

Chi è online

 91 visitatori online

Parliamo di...