In questa estate così bislacca c’è un turista che, tornando al quotidiano della sua casa, si porterà dietro, con la delusione di un cielo volubile e bizzoso, con la certezza di un mare sempre più inquinato, con la stizza di un bluff non riuscito nel gioco del rilancio dei prezzi, l’imprevedibile rancore per una "buona azione" tradita.
E’ Teo, l’autore dello sgarbo. E’ Teo, a raccontare l'ultimo aneddoto della sua vita umiliata.
L’antefatto risale a undici anni fa, quando il solito incidente stradale, fermandolo sopra una carrozzina a motore, gli fa mancare l'appuntamento con le nozze già fissate e lo priva della paternità sul figlio che di li a poco sarebbe nato.
Questa la sua storia clinica in sintesi: schiacciamento del torace, contusione cervicale, asportazione di un rene. Questo il risultato: tracheotomia permanente, tetraplegia e una vita da consumare al presente, perché il futuro non esiste e il passato si è fermato con lui sopra un dosso nell’attimo dello scontro frontale.
Ma Teo è uno che esce, è uno che va tra la gente, che si accetta e vuole essere accettato, per questo trattiene gli uomini che provano ad ignorare la sua presenza dolorosa con l’insistenza di uno sguardo che penetra e lacera, mentre alle donne che, a vederlo, pensano subito "peccato, cosi carino", concede la straffottenza di un’occhiata beffarda.
“Peccato, cosi carino!", sì, perché il tempo l’ha risparmiato, dimenticando di segnare i 32 anni compiuti e la paralisi, nonostante tutto, ha saputo rispettare l’armonia dei lineamenti a lui concessi per diritto di nascita.
Teo si definisce una persona con qualche piccolo difetto e sorride compiacendosi di sottolineare la canzonatura del “piccolo", poi fuori dallo scherzo e nella verità delle immagini liriche scrive:
eterno tesoro
di tristezza
senza alba né tramonto ...
e ancora:
Il mio cuore
esiste
pulsa
non conosce menzogna
ama...
e all’amore canta
in una pupilla
il sole
nell’altra
un amore
fra le labbra
fugge
attraverso i boschi,
fra le fronde di fumo
e i frutti del vento
Per i più è un "povero infelice" a cui bisogna tendere l’orecchio per capirne le parole, che pure escono con proprietà di linguaggio e senza il disagio di essere afone; per qualcuno, come il turista distratto che di lui non vede né gli abiti scelti con gusto e cura meticolosa né la distinzione del portamento né la fierezza dello sguardo, è un “poveretto" a cui stendere cinquecento lire per una birra.
Succede. Anche in pieno 1980, anche dopo tanto parlare e proclamare, c’è chi non riesce a dimenticare il tempo in cui l’handicappato con l’esclusiva dell’accattonaggio faceva sentire “l’altro" bello e generoso.
Cosi Teo reagisce e con la mano destra, strappata con il tempo alla paralisi, estratto un biglietto da diecimila, l’offre al suo
"benefattore", perché gli allacci la scarpa.
Non ci sono altre parole, solo l’umiliazione astiosa che divide ed esclude.
Il turista perde la sua occasione di crescita continuando a confondere la caritas con la carità, Teo, per il gusto di un’amara rivalsa, scava ancora il solco della divisione.
Il sapore acre della sconfitta è lento a morire...
1980 - 500 Lire di pietà e un'amara rivalsa (4.34 MB)
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