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Non sta mai fermo e per giunta cade

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La scuola, ricavata dal vecchio ospedale riadattato sulla struttura di un monastero, accoglie in aule inefficienti e irrazionali seicento alunni che ad ore stabilite invadono la stretta via del centro in una fiumana compatta e allegra. I gruppi a volte si staccano e sciamano via, la fiumana allora si scompone, dilaga oltre gli argini, si sparge e perde vigore.

A sfilare con gli altri c'è anche Mauro. Ha dodici anni, il sorriso gli si apre tra denti piccoli e delicati e il viso si precisa in linee allungate, morbide, che continuano flessuose lungo il corpo fino a spezzarsi là dove muore, in uno stecco appassito, la gamba sinistra, succhiata d'un sol colpo, dal piede al gluteo, dalla poliomielite.

Guadagna la sua strada oscillando sotto un passo lungo che segue un ritmo preciso e costante, una cadenza che, pur tra l'incedere irregolare, diventa un'aggraziata danza.

Mauro ripete la prima media.

"Non studia. E poi è fastidioso, non sta un minuto fermo, vuole sempre uscire", dice qualcuno. 

Ma quattro ore sono lunghe, addirittura eterne, a stare seduti su un mucchietto di ossa che hanno perso la protezione morbida di muscoli sodi e compatti.

Così Mauro inganna il fastidio muovendosi, agitandosi sulla sedia, uscendo.

Ma un "giusto" sentenzia ancora: "A scuola sono tutti uguali". Vietato quindi osservarlo quando su e giù per le scale s'attacca con la spalla al muro per andare più in fretta. Vietato sapere che alla visita medica rifiuta di svestirsi, che non vuole la scarpa ortopedica più alta e preferisce giocarsi la schiena.

E "uguali" significa "anonimi".

Per le celebrazioni del 25 aprile la scuola si svuota, tutti al cinema del paese per il film "I sette fratelli Cervi". In seicento sulla strada, traffico fermo, gente alla finestra. La giornata è calda al sole con voli d'uccelli e profumo di acacia.

Mauro è tra i compagni, chiassoso, scherzoso, ma la strada prende a correre veloce, scende ripida e trascina i passi allegri della gioventù gagliarda. Mauro preme sulla punta del piede, infermo, invano trasmette ordini alle dita atrofizzate, incespica, il respiro gli si ferma in gola e lo congestiona. Rimane indietro, un'altra classe lo raggiunge, lo supera, poi un'altra, un'altra ancora. In seicento gli passano avanti, correndo, vociando, e Mauro rimane solo, il passo spezzato, schizzi di pianto represso negli occhi.

La settimana dopo, altra uscita in massa, allo stadio questa volta, per i Giochi della Gioventù. Mauro non c'è, non è venuto a scuola. Si segna l'assenza e tutto è a posto, in regola.

Certo, è vietato pensare.

Rita Bigi Falcinelli

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