Rita Bigi Falcinelli - Sito Personale

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Gli Altri

Un cavallo per volare

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Un cavallo per volare
Vivere l'handicap non significa solo vivere un disagio funzionale, bensì subire tutte le conseguenze derivate da una diminuita vita di relazione. Ne consegue che in un bambino basta un deficit fisico, motorio o sensoriale, per limitare l'esperienza-conoscenza e provocare inevitabilmente un ritardo o comunque un rallentamento del processo evolutivo. Quindi, se l'ambiente con le sue sollecitazioni è determinante per l'apprendimento di ciascun individuo, è quanto mai indispensabile che al bambino handicappato, già limitato nelle sue capacità di comunicare e di interagire, si garantisca un ambiente ricco di stimolazioni compensative e alternative tali da incentivare al massimo l'iniziativa e il protagonismo.

Ad esempio fare un esercizio di estensione del braccio non è una terapia passiva se c'è un oggetto da afferrare che, con la forza della motivazione, costringa a organizzare il movimento e ad esercitare una capacità decisionale.

È proprio in questo ambito che tra le varie strategie rieducative trova la sua ragione d'essere l'ippoterapia, cioè una tecnica riabilitativa che sceglie il cavallo come oggetto mediatore, come oggetto-stimolo alla strutturazione del comportamento.

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Ore 10.15: lezione di educazione civica

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Ore 10.15 : Lezione di educazione civica
Ore 10,15, lezione di educazione civica, classe III B. Il tema: lettura e commento di alcuni articoli della costituzione, in conformità con quanto prescritto dai programmi per la scuola media ("l'educazione civica ... ha come oggetto di apprendimento le regole fondamentali della convivenza civile). E quindi sui banchi di scuola che i nostri ragazzi imparano che tutti hanno l'obbligo della frequenza scolastica fino al quattordicesimo anno di età, che tutti hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, che viene riconosciuto a tutti il diritto al lavoro ecc...

Però questi stessi alunni, tutti svegli e pronti al confronto, imparano, sempre sui banchi di scuola, a fare verifiche ed analisi comparate, a consultare libri e giornali, così, frugando nel "polveriere", una specie di archivio di classe (ovvero scatolone di varia dove nel tempo hanno stratificato, insieme alla polvere, collezioni di notizie), riportano alla luce il mosaico di una realtà diversa, un costume sociale che ignora i principi della costituzione ed alimenta invece con l'ingiustizia e l'iniquità situazioni assurde e crudeli, situazioni con le quali leggere in parallelo le norme relative ai diritti e ai doveri dei cittadini.

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Non basta conquistare anche l'ultimo gradino

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Copertina della rivista C’è sempre qualcuno, nonostante sia ormai lontano l’anno dell’handicappato, che ancora osa gridare per le vie di città sempre più disattente e indifferenti «Insieme senza barriere» e, speranzoso!, prova a pungolare la pubblica attenzione con tavole rotonde, mostre fotografiche, spettacoli, sfilate di marjorettes.

Si ripetono i discorsi, si contano le nuove rughe dovute al cumulo aggiunto delle umiliazioni, si «scontano» i medesimi risultati: uno spazio nelle cronache cittadine che diventa presto carta straccia.

Intanto il sasso, che qualcuno ha voluto lanciare, precipita nel fondo e in superficie non resta nemmeno una lieve increspatura. Allora non serve nulla il rammarico, la rabbia o il senso di impotenza. Tanto vale chiedersi, una volta per tutte, se davvero le
barriere che dividono ed escludono sono quelle che ci dicono e cioè quei limiti architettonici
, imputabili ad ambienti stretti, scale e pavimenti sdrucciolevoli, solitamente classificati in barriere di accesso, di larghezza, di altezza, di sottofondo e di distanza.

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Viaggio fuori da se stessi

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Copertina della rivista Con "L’homme qui marchait dans sa tète" — L’uomo che marciava nella sua testa —, Patrick Segal racconta in prima persona la sua storia di giovane sportivo, campione di sci e di atletica, giocatore di palla a volo e di rugby, fermato sopra una carrozzina, a ventiquattro anni, da un proiettile vagante sparato accidentalmente.

Il racconto procede su due piani paralleli: ai giorni della morte e della rinuncia — "Non ho ancora venticinque anni e non sopporto più di vedermi su questa sedia. Sono finito" — fanno riscontro quelli della vita — "Con il solo spirito avrei spostato le montagne" —; al corpo che si siede vinto — "La siringa mi libera completamente da quest’incubo popolato da tubi e da lamenti. Mi tuffo in questa felicità narcotica che imploro adesso ogni quarto d’ora" si oppone la mente che si mette a correre fino a scoprire... l’UOMO — "Partito alla ricerca di forti emozioni, sono tornato con una missione da svolgere" —.

È cosi che inizia il VIAGGIO dentro gli spazi geografici e umani, dove le frontiere non sono solo di ordine politico — "Altri mondi vietati mi si aprono. .. basta passare le frontiere" —.

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Indovina chi viene a pranzo

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Copertina della rivista Tempo di vacanze. Esodo in massa verso un metro quadro d’aria con cui ossigenare speranze ed illusioni. Quel tanto che basta per sopravvivere, un anno ancora, alla sclerosi dei sogni.

Quindi meandri umani a strabordare nelle strade, a dilagare nelle spiagge, sui monti, tra i parti. Tutti, belli o brutti, nell’unico condominio del sole.

E se lo slogan della discriminazione «O noi o loro» si va spegnendo senza risonanza, perchè non fa più notizia, — ormai è solo un classico della consuetudine e la scena epica del rifiuto diventa il fatto privato del gestore di un albergo o di uno stabilimento balneare, che si vede stretto d’assedio dalla carovana del dolore organizzato — basta invertire le parti «Loro invece che voi» e cioè «Non si accettano clienti se non handicappati» e l’effetto è sicuro. Curiosità e stupore in parti uguali nel cocktail delle sorprese.

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Kalorama significa vedere bello

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Copertina della rivista Varchiamo una porta, quella di una vecchia villa, la cui costruzione risale al 1800, e caliamo nelle profondità vischiose di un silenzio che si fa subito buio, di un buio che ingigantisce nel silenzio.

Di colpo i passi dei «nostri ragazzi», quarantadue alunni di scuola media, diventano felpati e le voci, che fino a poco fa hanno cicalato la loro allegria carnevalesca, diventano sussurri, bisbigli, fino ad estinguersi del tutto, perchè qui c’è solo il Tadoma o il Malossi a restituire valore, senso e funzione alla parola.

Siamo all’Istituto Nostra Casa, cioè alla casa-scuola dei sordociechi, trentaquattro in tutto, di cui ventisette ragazzi con un’età compresa tra i tre e i ventitrè anni, e sette adulti, che costituiscono la comunità Kalorama.

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500 lire di pietà e un'amara rivalsa

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Copertina della rivista In questa estate così bislacca c’è un turista che, tornando al quotidiano della sua casa, si porterà dietro, con la delusione di un cielo volubile e bizzoso, con la certezza di un mare sempre più inquinato, con la stizza di un bluff non riuscito nel gioco del rilancio dei prezzi, l’imprevedibile rancore per una "buona azione" tradita.

E’ Teo, l’autore dello sgarbo. E’ Teo, a raccontare l'ultimo aneddoto della sua vita umiliata.

L’antefatto risale a undici anni fa, quando il solito incidente stradale, fermandolo sopra una carrozzina a motore, gli fa mancare l'appuntamento con le nozze già fissate e lo priva della paternità sul figlio che di li a poco sarebbe nato.

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Non sta mai fermo e per giunta cade

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Copertina della rivista Lasciata a sinistra la strada principale, si comincia a salire finché gli ultimi due chilometri non divorano tutta l'altezza della collina su cui sorge, come un nido sulla punta estrema del ramo, il paese.

L'altitudine è minima, un centinaio di metri, eppure si sta come in un'isola del cielo, d'intorno c'è solo uno spazio infinito che l'occhio percorre libero a tracciare distanze ondulate di verde fino alla linea compatta dei Sibillini, viola in estate, bianca e con scoppi di fuoco improvviso nelle terse mattine invernali, e dalla parte opposta a inclinare lo sguardo c'è da tuffarsi col cielo nel mare vicino.

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Cercano gli altri, scoprono la poesia, trovano l'uomo

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Sono i ragazzi della Scuola Media "Donatello" di Ancona, e più precisamente gli alunni della III B, per i quali "viaggiare" nel mondo dell'handicap è stato un obiettivo didattico programmato ed articolato sulla base di tre tappe fondamentali:

  • conoscere l'handicappato dalle pagine dei giornali. Tra questi "Gli altri";
  • avere esperienze dirette varcando le porte degli istituti speciali;
  • conoscere la cultura e l'arte del portatore di handicap.
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icon Cercano gli altri, scoprono la poesia, trovano l'uomo (2.18 MB)  

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I fuori gara

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I fuori gara

 

I termini «handicap» e «handicappato», che fanno ormai parte del nostro vocabolario, sostituiscono oggi quelli che con il tempo hanno acquisito una connotazione dispregiativa come «storpio» o «deficiente». Per lo stesso motivo si tende a dire «audioleso» o «non udente», invece di «sordo» e «non vedente», invece di «cieco», come pure si va lentamente diffondendo l'espressione «sindrome di Down» o «malattia di Down» a sostituzione del nome «mongoloide».

La parola «handicap», che viene dall'inglese, è entrata nell'uso riferendosi ad una determinata situazione di gioco: dovendo scambiare due oggetti diversi, chi aveva quello di minor valore vi aggiungeva un'altra cosa e, dopo averla nascosta in una mano infilata dentro il cappello (hand in cap), proponeva il baratto al suo avversario.

Successivamente è passata ad indicare, nelle competizioni ippiche, la difficoltà supplementare imposta ai cavalli più prestanti per ridurne il vantaggio naturale. Così i cavalli migliori o percorrevano una distanza maggiore o portavano un carico in più, per uguagliare la possibilità di tutti i concorrenti.

(continua...) 

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