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Home Pubblicazioni Rassegna stampa Alla «Donatello» una classe di poeti

Alla «Donatello» una classe di poeti

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Quando un ragazzo può scrivere poesie? Allorchè si riconosce portatore di creatività, allorchè scopre I’originalità, del suo pensiero, quando in chiave fantastica prova piacere ad agire e a produrre in prima persona. In sintonia con i requisiti e convinta della bontà delle proprie espressioni poetiche, una intera classe di 20 ragazzi della scuola media Donatello di Ancona, la sezione III B, ha partecipato al concorso «Premio di Poesia» bandito dalla «Città di Ceva» (Cuneo) . Invero, il concorso prevedeva la partecipazione di singoli studenti di ogni ordine scolastico, ma il gruppo di neo - poeti ha avuto I’originaIe iniziativa di parteciparvi collegialmente, consapevoli delle loro esperienze poetiche, acquiste in tre anni di particolare dedizione a questa forma espressiva della disciplina letteraria. E la giuria del concorso, dopo severa valutazione degli elaborati, ha premiato gli alunni deIIa DonateIIo assegnando loro il primo «Premio Ceva 85» per la sezione scuola.

I temi cui si sono ispirati i neopoeti vertono su: «mare», «triestezza», «iI gabbiano Jonathan» «inquinamento». Questi temi, spiega la promotrice e coordinatrice prof. Rita Bigi Falcinelli, altro non sono che i compiti in classe di poesia.

Gli svolgimenti sono in versi che rispettano tutti i canoni della poesia, che esprimono la sensibilità, la fantasia e la creatività degli allievi. Uno stralcio dai vari versi: (da «iI gabbiano») «Là, in un cielo di desideri vola solitario un gabbiano. Sfiora con Ie sue ali di luce un mare dipinto con la feIicità». E ancora, da un brano del «imare»: «La mia vita, ora si trasforma in una scheggia lucente di mare»...

Da inquinamento: «PoIvere di morte martirio di giovani abeti che giacciono alI’ombra di un soIe scialbo. Il fruscio del vento è strepito di dolore. I tronchi malati sono cicatrici del mondo». Uno degli allievi al quale abbiamo chiesta perché compone poesie, così ci ha risposto. «Non è forse bello scriverle e ripetersele forte, chiusi nella propria stanza? lo quando le scrivo, mi sento un gran poeta. Questa materia mi dà una penna in mano e mi dice: scrivi, fissa il mondo dei tuoi sogni, esprimi tutto ciò che senti, descrivi tutto ciò che vedi».

Giuseppe Rizzi

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