Tempo di vacanze. Esodo in massa verso un metro quadro d’aria con cui ossigenare speranze ed illusioni. Quel tanto che basta per sopravvivere, un anno ancora, alla sclerosi dei sogni.
Quindi meandri umani a strabordare nelle strade, a dilagare nelle spiagge, sui monti, tra i parti. Tutti, belli o brutti, nell’unico condominio del sole.
E se lo slogan della discriminazione «O noi o loro» si va spegnendo senza risonanza, perchè non fa più notizia, — ormai è solo un classico della consuetudine e la scena epica del rifiuto diventa il fatto privato del gestore di un albergo o di uno stabilimento balneare, che si vede stretto d’assedio dalla carovana del dolore organizzato — basta invertire le parti «Loro invece che voi» e
cioè «Non si accettano clienti se non handicappati» e l’effetto è sicuro. Curiosità e stupore in parti uguali nel cocktail delle sorprese.
Era tempo di Pasqua, dunque inevitabile o la solita riunione familiare secondo gli schemi della tradizione o l’alternativa fuga nelle vacanze all’insegna del «Pasqua dove e con chi vuoi».
Scelta la prima soluzione, il numero degli «intimi» salta velocemente da due a dieci. Quindi pranzo al ristorante e magari non proprio sotto casa, per avere il pretesto o almeno l’illusione di stare fuori dal gioco quotidiano più a lungo possibile.
Per evitare perdite in tempo e in denaro — la benzina è sempre cara anche senza la maggiorazione dell’ultimo aumento — la prenotazione è telefonica. Il gestore però non sembra fare salti di gioia, anzi!, appena sente «domenica di Pasqua» si chiude prima in un silenzio perplesso che autorizza l’immediatezza di un pensiero «Troppo tardi, non ci sono più posti», poi fa scattare
un insolito terzo grado onde appurare l’identità dei dieci probabili clienti. Il tutto per concludere: — di solito a Pasqua vengono a pranzo con i loro familiari gli ospiti del Santo Stefano —.
Il «Santo Stefano» è un istituto per cerebrolesi e motulesi di vario tipo.
— Allora? —
— Allora succede che il cliente sano non ama stare vicino a loro. Quindi non prendo la prenotazione, perchè io scelgo Loro, sempre e comunque —
Solo dopo lunga esitazione e previo giuramento sul decalogo del «buon prossimo» — «Non vomitare sul piatto se il focomelico mangia con i piedi», «Non lasciarti disgustare dallo spastico che sbava», «Non perdere gli occhi sulla barella di chi è solo un gomitolo umano» — è stato possibile carpire la prenotazione.
Dieci bei posti a tavola, finalmente, nel mezzo della sala e intorno... Tutti gli Altri.
Nessuno, lo giuro, si è ammalato di «fastidio».
Il portatore temporaneo di salute stia dunque attento: se capita a «La Terrazza» di Porto Potenza Picena e si trova vicino un «sopportatore» di handicap, con le ostriche, i crostini e le acciughe marinate ingoi, in silenzio, anche il rospo.
Una, signora che protestava, lamentando una vicinanza indesiderabile, si è sentita rispondere: — Se ne può andare, signora, senza pagare il conto. A me basta la sua miseria. Ma lei sappia che la pelliccia che indossa non vale la carrozzina di quel ragazzo —.
Urrà per Dino, così si chiama questo nuovo campione, che conosce e ha fatto sua la lezione del dolore.
Rita Bigi Falcinelli
1982 - Indovina chi viene a pranzo (4.72 MB)
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