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Davanti alla Trinità di A. Rublev
Anno scolasico 84/85
I testi dicono che l'icona è un mistero teologico e aggiungono che contemplare l'icona significa lasciarsi trasformare dalla Grazia, di cui essa è portatrice. Nella contemplazione, che si realizza attraverso un gesto di abbandono interiore, il divino, evocato dall'icona, si svela all'occhio purificatore del cuore. ("se il tuo occhio è sano, il tuo corpo tutt'intero è luminoso", Vangelo di Luca).
Ma io non sapevo niente di icone e non sapevo niente di contemplazione. Ero solo un'insegnante di lettere con il pallino della poesia e dell'atto creativo, avevo da risolvere problemi di didattica e non mi interessavano i retroscena spirituali, i legami religiosi o gli assunti filosofici. E soprattutto non immaginavo che la Grazia agisse attraverso le mie lezioni laiche e andasse costruendo, con la complicità della Poesia, la tramatura di quel silenzio che, orchestrando risonanze interiori, cesellava in forme plastiche umane il gesto di abbandono. Quello stesso che a distanza di anni avrei chiamato la postura dell'attenzione interiore, presupposto indispensabile a rendere percepibile e interiormente fruibile la poesia del non detto, cioè l'armonia che, facendosi vibrante al tacere della parola, testimonia la presenza di un quid benefico e radiante che solo successivamente e spementalmente avrei riconosciuto come la presenza del soffio, o pneuma. Una consapevolezza, questa, da cui in seguito sarebbero balenate alla mente le strane consegne dei temi della divergenza. Come era altrimenti possibile concepire titoli simili: "Di respiro in respiro nel ritmo della poesia", "Di respiro in respiro nel ritmo delle parole", "Di respiro in respiro nel ritmo del silenzio lasciato dalle parole"?
S. Paolo ci insegna che l'uomo possiede "tre dimensioni di coscienza, somatica, psichica, pneumatica, cioè del soffio o pneuma, e quest'ultima viene indicata come la dimensione spirituale, quella dell'io profondo, dominio della ricettività e dell'ispirazione". Ecco, a me era successo di toccare con mano tale dimensione, pur essendo all'oscuro di tutto, il giorno in cui accettai con riluttanza di portare in classe l'immagine che riproduceva l'icona della Trinità di Rublev, per sottoporla all'osservazione dei miei allievi, una classe di seconda media. Una proposta che avevo accolto solo per non deludere la calorosa insistenza di un'amica che conosceva sia il mio metodo di lavoro, sia l'intensità espressiva dell'icona. Mi ero limitata al ruolo dell'osservatore incredulo e anche scettico. E giustificavo il mio operare come una stravaganza che mi concedevo per il gusto della sfida.
Laconica era stata la consegna data alla classe: "Guardate, ascoltate, scrivete". E intanto mi andavo domandando: "Che cosa mai possono 'ascoltare' dei neo, messi di fronte al mistero teologico rappresentato dall'icona?"
Il mio occhio impuro guardava indifferente l'immagine e non vedeva, i miei sensi non erano aperti alla percezione interiore, il cuore rimaneva estraneo, non penetrava le pieghe del mistero, e la mente, senza la possibilità di aggrapparsi ad appigli grossolani, scivolava nella noia.
Gli allievi invece scrivevano, erano in tensione, erano immersi, e andavano sperimentando quanto il filosofo Blondel dice: "Attraverso le cose che si vedono e non esistono arrivare a quelle che non si vedono e che esistono". A loro la parola non udita si faceva sentire, l'invisibile si andava svelando ai loro cuori resi silenziosi dal soffio della poesia. Liberi dalla dispersione e dalla frammentazione, raccolti nel loro centro interiore, si lasciavano semplicemente abitare dalla Grazia. E ciò che io temevo impossibile diventava semplice realtà.
A me sarebbero stati necessari altri anni di lavoro, di sfide e di ricerca prima di scoprire, sperimentalmente, non solo la matrice spirituale della poesia, ma anche la dimensione poetica del respiro, e ancora altri anni di lavoro prima di tradurre in termini di didattica la dinamica ascetica del respiro che diventa poesia e infine preghiera di contemplazione. Ora, a distanza di undici anni, a conclusione del lavoro, la Santa Trinità è tornata ad imporsi alla mia attenzione come a voler rivendicare i suoi diritti d'autore, chiamandomi a Mosca, alla galleria Tret'jakovskaja, per mostrarsi a me in tutto lo splendore che le mani di Andrej Kublev hanno saputo esprimere. Attraversava dal brivido della Grazia, potevo riconoscere in piena consapevolezza le tappe del Suo cammino.
Quanto detto non vuole essere il resoconto di una storia, ma una testimonianza e un omaggio alla Bellezza, che a lui si offre come una carezza di Dio.
Testi degli allievi
| Nell'immensità del cielo dell'estrema gloria lo ricordano con il calice che portò alla bocca. Con rammarico dell'ignoranza che fu la sua condanna. Con rammarico della colpa che fu la sua morte. Ma ora l'infinita luce di saggezza, la conoscenza della vita, la capacità divina sono in Lui e lui le ha date a voi. Le aureole splendenti, testimoni del sacrificio della guida del mondo: le ali bianche, quasi impalpabili, Simbolo di una vita che non cesserà mai, Così alla sua mensa non sarà solo a ricordare la stupidità degli uomini. Massimo P. | Luce soffocata di un ricordo impalpabile quasi dimenticato. Pane di dolore e di tristezza che trabocca e quasi cade da un calice ferito da mille ricordi. Fanciulli doloranti con vesti stracciate dal dolore, che qua e là cercano di fuggire dalla morte, una pozzanghera di sangue. Una tavola imbandita solo di dolci speranze si accende e si spegne nella stanza nera e marcia di fanciulli ammalati. Pettini di sterpaglie si arrampicano sui muri fuggiaschi dal pensiero prosciugati dall'odio della guerra. Un paesagio di vecchie case implora aiuto e conforto dalle vecchie sterpaglie ch'ora si arrampicano ch'ora si intrecciano spruzzando veleno. Piccola giostra di bimbi felici che giocano e si divertono nel mondo di mille colori. Menti fresche, serene, che fruttano dolci parole e dolci pensieri. Ma tutto è solo un ricordo portato dal vento che ora si disperde nel mondo buio e amaro. Chiara M.
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| Vicino a me una finestra candida bagnata da gocce d'oro e vetri che riflettono l'eterno e svestono l'ignoto. Vorrei raggiungerla, pochi passi e poi tutto è finito. Nel mio cuore arido un fiore crescerebbe, la mia tristezza, un canto stonato diventerebbe una melodia se quella finestra raggiungessi. Ma una sagoma nera m'inghiottisce, spettri e veli di buio s'intrecciano su di me, Un getto di brivido mi bagna, continuo a lavorare contro queste atroci sofferenze. Là dietro un'immagine sfocata dalla bellezza. Un sole buono illumina ali incantate e aureole bianche. Tre angeli soffocati d'amore coperti da colori sbiaditi, dividono il loro cibo, la gioia. Forse il mio arrivo non è là, il futuro mi preserva altro, chissà un battello dimenticato, per ora è tutto un mistero senza volto. Francesca N.
| Luce divina, tu che ci illumini la mente che ci fai scrutare oltre le mura del reale. La chiave della perfetta fusione del corpo all'anima. Sono aperte le porte sul segreto della vita la vera vita costruita sullo spirito. E ci bagni della tua saggezza, ci purifichi con il suo amore, illumini la nostra strada che a volte cela trappole mortali. Ora i nostri occhi vedono attraverso l'infinito: la nostra bocca parla con la lingua universale dell'amore, la nostra mente è lo specchio della perfezione. Sì, viene da te, la vera vita. Stefania T. |
| Il mio cuore batte, io respiro io vedo ma io non vivo mi sento estranea. Una corona di fiori mi tiene prigioniera del mio desiderio. Non riesco a vedere la mia anima, una luce si fa viva in me. Ma poco dopo il buio ha la sua vendetta. Cercare di leggere nel buio senza il lume è una cosa difficile. Cercare la vita in un cuore di marmo è come scavare in una grotta senza fine. Federica B.
| Lievi sospiri
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| Tra un nulla e un dolce piacere una luce opaca apre una verità senza fine ma con un inizio; la vita. Steven L. cl. 2B, a. s. 84/85 Tempo: 8.4O - 9.3O | Molte volte ho studiato il quadro
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| Tutto tace. Vedo tre santi seduti ad un tavolo che osservano una coppa come se fosse morta per rimpiangerla. Il loro cuore è un caldo focolare che accoglie chi vi si voglia fermare. Le loro aureole, limpidi cristalli di purezza, Le loro anime specchi della verità. I loro sguardi nel vuoto scrutano l'infinito. Scialba luce di un ricordo passato. Giovanna C. cl. 2B, a.s. 84/85 Tempo: 8.4O - 9.4O | Vedo tre angeli, stanno parlando di vita, E' giomo, la finestra si spalanca, un vento freddo trafigge la città. Io vorrei esser al posto degli angeli, soffrire al loro posto, La vita si fa più dura. Ad un tratto compare vicino a me Gesù. Come se non fosse accaduto nulla, era scomparso. io ebbi paura, temetti gli imprevisti. Un'immagine sdoppiata mi rendeva così. Cencioso passavo per la città, avevo freddo. Alzando gli occhi vidi gli angeli volare, lasciando una scia di felicità. Gabriele B. cl. 2B, a.s. 84/85 Tempo: 8.4O - 9.45 |
| E ora son qui a vedere questa immagine ad aspettare i suoi messaggi ma non arrivano, non rispondono ai miei richiami si ammassano nelle teste degli altri e io mi sto sempre più allontanando, sto cadendo nell'ignoranza che mi trascina sempre più in giù ormai ho perso la speranza, è la fine, ma eccoli arrivare in mio soccorso sembrano angeli, mi trascinano su, sempre più in su e con la loro dolcezza affogano di messaggi e mi portano alla pari degli altri. Giulio G. cl. 2B, a.s. 84/85 Tempo: 8.4O - 9.51 | -1- Nell'alto dei cieli c'è sempre qualcuno che ci guarda, lassù tra le nuvole, tre angeli osservano la terra e i suoi abitanti come se fossero i nostri protettori, e tutto questo ci conforta. Anch'essi sotto l'occhio vegliante di Dio vivono la loro vita in serenità e pace con la speranza che un giorno anche il nostro mondo diventi come il loro. -2- Nell'azzurro dei cieli tre angeli splendenti occhieggiano intrepidi sulla terra, mare di malvagità, e come per incanto il fiume delle felicità torna a scorrere sulla terra. Marco P. cl. 2B, a.s. 84/85 Tempo 8.4O - 1O.3O |
| L'anima del mondo è in un calice, la luce la illumina ed essa trabocca di gocce dorate che cadono in un fondo di cristallo pieno di flebili vite sacrificate al divino. Paolo M. cl. 2B, a.s. 84/85 Tempo: 8.4O - 9.45 | Silenzio, silenzio nell'attesa dell'uomo che per noi ha vinto la morte. Paura, paura di quel ricordo di croce macchiato col sangue della vita. Speranza, speranza nel ritorno di un mondo migliore e di quell'uomo che un dì spezzerà ancora il pane Claudio B. cl. 2B, a.s. 84/85 Tempo: 8.4O - 9.2O |
| Amavano molto il silenzio sono soli hanno poco cibo la sofferenza. Vivono nell'immensità. Due sono tristi ci sono tre donne che si prendono per mano l'altro sembra Gesù i due sono discepoli, una casa abbandonata. Dentro ad ognuno di essi c'è la morte, il pensiero, la tristezza, capacità di vita. Quello a sinistra con i colori un po' diversi è Gesù che parla ai discepoli la loro testa è illuminata hanno delle ali, stanno seduti su un banchetto hanno i piedi nudi hanno un bastoncino in mano, la loro vita si è consumata cioè finirà e ci sono gocce d'oro. Cristina F. cl. 2B, a.s. 84/85 Tempo: 8.4O - 9.5O |
Rita Bigi Falcinelli
APPUNTI DI VIAGGIO - ICONA MISTERO DI LUCE (12.72 MB)
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