Primo atto: figli e figliastri
Via S. Stefano è una via del Centro città e si incrocia con via Montebello a due passi dall’ingresso del cinema Goldoni. Vi passa un mini-autobus , che per i residenti più anziani è molto utile per il fatto che la via è caratterizzata da una forte pendenza. Disagevole quindi il transito a piedi sia a scendere che a salire. A percorrerla tutta si impiegano 7/8 minuti per arrivare dritto dritto a piazza Roma .
Purtroppo è una via brutta, specie nel tratto iniziale, perché abbandonata a se stessa, sporca e permanentemente resa viscida e pericolosa dagli aghi dei pini che vi si depositano copiosi.
Eppure è una via del Centro. Come in tutte le buone famiglie ci sono figli e figliastri.
Secondo atto: emergenza neve
Via S.Stefano(foto n.1) continua ad essere abbandonata a se stessa anche in tempi straordinari. Niente di nuovo sotto il sole, pardon ! sotto la neve, perché la soffice coltre bianca viene lasciata al suo decorso naturale o di pantano, se c’è il disgelo o, ahimè, di lastra ghiacciata compatta da marciapiede a marciapiede. Una pista per la felicità dei ragazzi che la percorrono con lo slittino. E chi non ce l’ha, dico lo slittino, si prende i cartelli stradali. Questa sera hanno utilizzato quello tondo, azzurro, con la freccia bianca che indica l’obbligo direzionale, ed ho potuto notare che funziona benissimo!!, come slittino, dico.





Conobbi padre Andrea Lino Acquaroli, quando assunse l'incarico di parroco della chiesa di Santa Maria dei Servi di Ancona e subito s'impose alla mia attenzione per la novità delle sue omelie che sapevano ricreare nell'ascoltatore attento uno spirito forte e vitale, tanto che un giorno irruppi nel suo ufficio dicendo: "Ma si può sapere chi è lei che parla come nessun altro e dice cose che vanno diritte al cuore?". Questo fu il mio biglietto di presentazione. Del resto lui non mi conosceva perché non ero una sua parrocchiana. E lui, senza proferire parola, ricordo che era seduto alla scrivania, mentre io facevo capolino dalla porta, mi avvolse con uno sguardo lungo e penetrante che andava a conoscermi fin là dove io non sapevo. Ecco chi era padre Andrea al di là della sua scorza apparentemente burbera: uno che sa "vederti" e accoglierti nella profonda verità dello spirito e poi sa guidarti con cura e pazienza, perché la ricchezza delle sue conoscenze, uscendo dalle sfere astratte dell'erudizione, si facevano sempre materia di com-passione nella condivisione di una difficoltà. E non si è mai risparmiato, padre Andrea.
Mercoledì 3 agosto 2011, si è svolta una piacevole serata intitolata "La musica e la poesia che diventano cibo, ed il cibo che diventa musica e poesia".